Intervista ad Alessandro Pagliaccia, RSA Genzano

Abili a proteggere ha intervistato il dott. Alessandro Pagliaccia, dell'Istituto San Giovanni di Dio, RSA di Genzano, sulla gestione della comunicazione in emergenza tra ospiti, personale sanitario e familiari

Abili a proteggere ha intervistato il 26 febbraio Alessandro Pagliaccia, Vice-cordinatore Sanitario dell'Istituto San Giovanni di Dio di Genzano (RM), realizzato dall’Ordine Religioso dei Fatebenefratelli, nonché medico dello sport e medico della Federazione Nazionale Scherma. La struttura svolge dal 1956 servizio di assistenza e riabilitazione per disabilità intellettiva e negli ultimi anni si è accreditata come RSA e Presidio di riabilitazione funzionale per disabilità fisica, psichica e sensoriale. Abbiamo parlato di comunicazione in emergenza tra ospiti con disabilità cognitiva e Alzheimer, personale sanitario e familiari e di prevenzione.

Di seguito l'intervista al dott. Alessandro Pagliaccia, disponibile in formato integrale e sottotitolata sul nostro canale YouTube Abili a proteggere

Durante l'emergenza Coronavirus quali sono state le azioni messe in campo per gli ospiti dell'ospedale di Genzano e in particolare per le persone con disabilità cognitiva e Alzheimer?

Insieme all'Organo superiore, la direzione sanitaria e amministrativa, gli operatori e medici in modo coeso e con tante difficoltà in un momento difficile - dobbiamo tornare indietro di un anno, all'inizio del lockdown, quando siamo stati investiti dall'emergenza covid - abbiamo dovuto riorganizzare una struttura in cui il punto di forza è la vicinanza del paziente e dell’ospite con il parente, con il familiare che improvvisamente è venuta meno.

I colleghi del reparto Alzheimer, che comprende tutti i disturbi cognitivi, avevano iniziato già nel 2019 ad organizzare incontri virtuali tra la struttura, ospiti e familiari. Nel corso dell’emergenza Coronavirus i video collegamenti sono stati implementati e sono diventati un appuntamento fisso, grazie ad un'agenda settimanale, con tutti i familiari o amministratori di sostegno di persone che necessitavano comunque di una continuità, di un rapporto col mondo esterno e questo è stato apprezzato. Quindi, abbiamo fatto sì che non si interrompesse quella continuità di informazione importante e fondamentale sullo stato di salute e sulle attività svolte in struttura. I pazienti con disabilità intellettiva o psichiatrica hanno risentito molto di questa chiusura improvvisa quindi il fatto di poter fare videochiamate oppure avere notizie in tempo reale in chat o via email ha reso possibile una continuità tra la nostra struttura, i nostri ospiti e i loro familiari.

Come avete gestito la comunicazione nel periodo dell'emergenza con gli ospiti?

È stato difficile gestire la comunicazione con i nostri ospiti perché, come accennato, far capire a pazienti con disabilità psichiatrica che la loro quotidianità doveva cambiare non è stato facile, avendo una cognizione spazio-temporale continua e ciclica: abbiamo dovuto comunicare la sospensione di incontri e visite da parte dei familiari e le attività giornaliere al di fuori del proprio reparto. Abbiamo così cominciato ad utilizzare i canali di comunicazione già presenti e attivi per la disabilità cognitiva e Alzheimer, proseguendo la comunicazione tra l'istituto, operatori, familiari e pazienti. Siamo rimasti sorpresi dalla scrupolosità e dalla diligenza con cui i nostri ospiti hanno sostenuto una mancanza temporanea di libertà. I nostri ospiti, con gli operatori, sono abituati ad uscire nell'istituto immerso nel verde, sono liberi, passeggiano: un’opportunità di aggregazione e di incontro. Durante l’emergenza covid abbiamo dovuto chiudere a comparto stagno i nostri reparti per non creare una commistione tra pazienti, avendo avuto un focolaio importante con tantissimi casi positivi, anche tra gli operatori. Tra agosto e ottobre abbiamo dovuto stringere ulteriormente le maglie laddove in tutt'Italia le maglie si erano allentate, abbiamo chiuso quando in Italia si stava riaprendo. Diversi pazienti storici non hanno più un contatto stretto con i loro familiari, i loro genitori non ci sono più, hanno amministratori di sostegno per le necessità, quindi la loro famiglia è il Fatebenefratelli e quindi perdere un contatto stretto o un’amicizia con un altro ospite o con un infermiere o un OSS o con un medico di un altro reparto è stato più difficile rispetto alla mancanza di una videochiamata con un parente lontano. Pur adottando tutte le procedure di emergenza dettate dal Ministero della Salute con l'ausilio dell'Asl territoriale per cui i DPI, le mascherine, i guanti, il sovracamicie, per potere entrare nel reparto Covid, abbiamo portato qualche sprazzo di luce, di felicità agli ospiti che vedendoci completamente vestiti da astronauti, ma sempre con il sorriso dietro la maschera, avevano comunque sempre la possibilità di avere un contatto.

Le persone con disabilità cognitiva come hanno reagito al fatto di vedere il personale con la mascherina, coperti e non riconoscibili in viso?

Questa è una domanda bellissima perché abbiamo avuto il timore di creare un muro tra noi e i nostri ospiti soprattutto con i pazienti con decadimento cognitivo. Per fortuna nella difficoltà di fine estate, il reparto dell' Alzheimer è stato uno dei pochi a non subire casi di positività tra gli ospiti. Tutti gli operatori usavano i dispositivi, ma potevano comunque essere riconoscibili. Alcuni hanno manifestato un disorientamento, una difficoltà, anche correlata alla loro patologia. Poi in realtà, sempre con nostra grande sorpresa, anche pazienti con grosse difficoltà cognitive sono riusciti ad andare avanti, a superare l'ostacolo, riconoscendo l'operatore, il medico o l'ausiliario grazie a anche disegni o segni distintivi.

L'attuale emergenza vi ha fatto riflettere sulla necessità di prevenzione?

Ci siamo trovati tutti improvvisamente in una situazione sconosciuta. Abbiamo dovuto capire come l'utilizzo dei dispositivi, con accuratezza e un'attenzione particolare anche alle linee guida di igiene e prevenzione di eventuali contagi da contatto, ci ha fatto rivedere alcuni aspetti delle nostre linee guida. In ambito ospedaliero già attuavamo dei piani di emergenza e protocolli per determinate patologie o forme di contagio da alcuni agenti batterici patogeni o virali, ad esempio una forma come il Clostridium molto comune nelle strutture ospedaliere. Abbiamo necessariamente rivisto i protocolli legati all'igiene e ai contatti, interrompendo attività importanti in ambito ambulatoriale, quindi il contatto con l'esterno purtroppo si è bloccato ed è stato necessario non proseguirlo.

Niente di Speciale è la sezione del sito dedicato alle interviste della redazione Abili a proteggere, perché non esistono bisogni speciali ma specifiche necessità.

Ringraziamo il dott. Alessandro Pagliaccia, Vice-cordinatore Sanitario dell'Istituto San Giovanni di Dio di Genzano (RM), accreditata RSA, per il tempo la cortese collaborazione dimostrata.

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