30 aprile 2020

Coronavirus e anziani: intervista a Enzo Costa, presidente Auser

La redazione di Abili a proteggere ha intervistato Enzo Costa, presidente di Auser, Associazione per l'invecchiamento attivo, sul tema Coronavirus e anziani

Il 29 aprile Abili a proteggere ha intervistato Enzo Costa, presidente dell'Auser, Associazione per l'invecchiamento attivo, sul tema Coronavirus e anziani: le persone anziane risultano, infatti, tra le più vulnerabili, soprattutto in questa emergenza. Come stanno vivendo questo periodo? Quali i principali bisogni? Quali i servizi attivati da Auser? Queste le domande che abbiamo posto al presidente Costa e tanti gli spunti di riflessione emersi: emarginazione e discriminazione, l'informazione, i legami intergenerazionali, la formazione continua. Di seguito l'intervista, disponibile anche sul canale Youtube di Abili a proteggere. 

Come stanno vivendo le persone anziane questa emergenza?

Le persone anziane non stanno vivendo bene questa emergenza, in primo luogo perché mantenere confinato in casa un anziano significa cancellare tutte le sue possibilità di costruire momenti di socializzazione essenziali per un anziano, in quanto sono uno degli elementi per cui l'anziano mette da parte l'ansia e la tristezza. Da 30 anni costruiamo momenti di socializzazione e occasioni per uscire di casa e incontrare altre persone e promuoviamo le relazioni per mantenere una vita attiva, perché se si esclude o si isola un anziano subentra un fattore che è una malattia che si chiama depressione.

In secondo luogo le persone anziane stanno vivendo male questa emergenza a causa dell'emarginazione. Noi riceviamo tante telefonate da parte degli anziani che ci dicono che non è possibile che l'età sia un elemento di discriminazione anche solo per uscire di casa. Si attendeva quest'ultimo Decreto dove avevano preannunciato il blocco di qualsiasi tipo di attività se si aveva più di 65 anni, io non le dico che cosa è successo ai nostri centralini telefonici, complice anche una informazione degli organi di stampa errata nella fase iniziale della prevenzione quando è stato detto "non preoccupatevi, è poco più di un'influenza, riguarda solo gli anziani, muoiono solo gli anziani." Come può vivere un anziano quest'affermazione ripetuta costantemente alla televisione da parte degli esperti? Dopo anni trascorsi a comunicare non erano più gli anziani di una volta, che dovevano rimanere attivi, viaggiare, frequentare i circoli culturali, fare una vita senza pensare al passato, ma costruendo il proprio progetto futuro, oggi gli anziani si ritrovano orfani di un progetto.

Che supporto riesce a dare Auser in concreto in questa emergenza?

Auser si muove su due tipologie di supporto. Non può più svolgere l'area socializzazione perché non possiamo creare assembramenti per cui abbiamo dovuto fermare le Università popolari, i circoli culturali, i laboratori creativi dove avevano l'opportunità di dipingere, fare ceramica, fotografia. Ci siamo, quindi, concentrati sui servizi alla persona che sviluppiamo da 30 anni: svolgiamo accompagnamento sociale, portiamo un pasto caldo a casa a chi ne ha bisogno o la spesa, li accompagniamo a fare la spesa, senz'altro meglio di portare la spesa a casa, in sicurezza con le mascherine. È un modo come un altro per sentirsi attivi.

Poi la cosa più importante che stiamo facendo in questa fase è la compagnia telefonica prendendo in carico chi lo desidera: lo chiamiamo due volte alla settimana, gli diamo il nostro numero di telefono qualora avesse necessità, gli chiediamo come sta, facciamo una chiacchierata, ci facciamo raccontare dei nipoti, facciamo quello che normalmente faremmo se riuscissimo a coinvolgerlo nelle nostre iniziative. La cosa bella è che in questi due mesi si sono uniti a noi tantissimi giovani in maniera disinteressata e volontaria e questo fa bene all'anziano perché unire un legame intergenerazionale ti fa sentire considerato. Un anziano che parla con un altro anziano è quasi normale, un giovane che parla con un anziano inizia a diventare un qualcosa di più bello.

Quindi volendo raccogliere i bisogni che arrivano dal territorio, cosa si potrebbe fare di più?

Quello che dovremo cercare di fare, e noi ci stiamo tentando, è ridurre il divario digitale tra l'anziano e il resto della popolazione. Realizzare una video chiamata con un anziano è difficile, per cui ci stiamo dando un programma per il dopo coronavirus, perché anche dalle emergenze dobbiamo imparare qualche cosa, perché ci ha trovato tutti profondamente impreparati e allora abbiamo deciso che implementeremo l'insegnamento della conoscenza dell'utilizzo sia dello smartphone che di un computer, di questi programmi di videoconferenza perché non vogliamo più che una parte della popolazione rilevante, le persone che hanno più di 65 anni sono il 27% dell'intera popolazione italiana, si senta tagliata fuori dai mezzi di comunicazione, dai collegamenti con gli altri  e col mondo, dall'informazione. Chi non può fare questo è una persona che ha dei diritti limitati e non perché non ne sia capace, ma perché nella sua generazione non ha incontrato quel tipo di conoscenza.

Gli anziani hanno, quindi, bisogno in questa fase di non essere emarginati, di essere considerati come persone, essere rispettati per quello che hanno fatto e per quello che possono ancora fare. Oggi tre quarti delle famiglie italiane sono disperate perché se riaprono i posti di lavoro i nonni non possono mantenere i bambini e di colpo ritorna la centralità dei nonni. I nonni sono sempre centrali, sono una parte della nostra comunità e della nostra società. Abbiamo sentito delle frasi "si salvi chi serve" che non si possono sentire in una società civile. Capiamo che non abbiamo posti letto in terapia intensiva per tutti, ma non che discriminiamo le persone. Non è un problema né di anziani né di giovani, ma dell'essere umano, siamo tutti esseri umani in tutto l'arco della nostra vita.

Serviranno programmi e progetti di formazione continua, una persona rimane al passo coi tempi se in tutta la sua vita gli consentiamo di farlo: esiste una politica per quando si è bambini, si studia, si lavora, allora devono esistere delle politiche anche per quando si finisce di lavorare e le politiche non si chiamano Rsa, credo che questa crisi l'abbia dimostrato pienamente.

L'intervista a Enzo Costa è disponibile nella versione integrale e sottotitolata sul nostro canale youtube Abili a proteggereNiente di Speciale è la sezione del sito dedicato alle interviste della redazione Abili a proteggere, perché non esistono bisogni speciali ma specifiche necessità

Ringraziamo il l presidente dell'Auser Enzo Costa per la disponibilità dimostrata ad affrontare il tema Coronavirus e anziani e Giusy Colmo, ufficio stampa Auser, per la collaborazione. 

Link utili: Auser