30 ottobre 2019

Nuovo appuntamento di #NienteDiSpeciale con Nazaro Pagano, presidente di Fand

Abili a proteggere ha intervistato il 21 ottobre Nazaro Pagano, presidente della Fand. Abbiamo parlato di inclusione, autonomia, diritti, progettazione accessibile, sicurezza, formazione e informazione sui rischi del territorio e protezione

Il 21 ottobre l'Anmic, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili, ha ospitato la redazione di Abili a proteggere per un'intervista al presidente Nazaro Pagano, che dal mese di marzo 2019 ricopre l'incarico anche di presidente nazionale della Fand, Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità. 

La Federazione è stata costituita nel 1997 tra le cinque associazioni storiche di promozione sociale e tutela delle persone con disabilità Anmic, Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, Ens, Ente nazionale sordomuti, Uic, Unione italiana ciechi, e Unms, Unione nazionale mutilati per servizio, e a queste si sono aggiunte l'Arpa, Associazione Italiana per la Ricerca sulla Psicosi e l’Autismo, e l'Anglat, Associazione nazionale guida legislazioni andicappati trasporti. La Federazione ha una ramificazione territoriale molto estesa sul territorio nazionale, essendo presente in tutte le province. Pubblichiamo di seguito un estratto dell'intervista.

Quali sono le azioni e gli obiettivi che la Fand persegue per rappresentare al meglio le associazioni federate?

L'obiettivo principale della Fand è quello di perseguire la piena e totale inclusione delle persone con disabilità nei vari ambiti della vita, partendo dall'inclusione scolastica, passando poi all'inclusione lavorativa, non dimenticando il percorso per poter espletare al meglio tutte le attività sociali delle persone con disabilità, quindi analizziamo attentamente la fruibilità degli spazi. Queste sono le linee: una piena inclusione, un'autonomia di vita e soprattutto pensare anche che la persona con disabilità possa usufruire di pari diritti e di pari opportunità in tutti gli ambiti.

Cos'è per lei la disabilità?

La disabilità è una condizione e non deve essere certamente un impedimento per sviluppare il proprio percorso di vita. Bisognerebbe incominciare a progettare e a realizzare gli ambienti in cui viviamo in modo che possano essere usufruiti da tutti, a prescindere dalla persona con disabilità. Anche la persona normodotata può arrivare a un punto della vita in cui non può più utilizzare determinate strutture e quindi costruiamo una società e costruiamo soprattutto città a dimensione di tutte le persone. Per esempio, non costruirei bagni per disabili, ma bagni cui possono accedere le persone disabili, normodotate o a minore mobilità. 

Tra i temi che la federazione ha in agenda è presente anche quello della diffusione di una maggiore consapevolezza dei rischi tra le persone con disabilità?

È già presente, ma vogliamo rafforzarlo anche attraverso strumenti che stiamo istituendo, attraverso i nostri giornali perché le associazioni storiche pubblicano una propria testata e lo vorremmo ancor più intensificare creando dei corsi di formazione proprio per i nostri dirigenti provinciali e territoriali perché si animi sempre più nell'opinione pubblica il concetto della sicurezza. Istituiremo fra qualche mese, come Anmic ma sarà anche al servizio di Fand, una radio-web dove andremo ad evidenziare tutti gli aspetti più significativi per le persone con disabilità. Tra i tanti temi anche quello di sviluppare un percorso che porti a mettere al centro dell'attenzione i rischi del territorio. Vorremmo avviare un percorso di collaborazione proprio con il Dipartimento della protezione civile tenendo conto che sul territorio nazionale, tra tutte le associazioni che sono aderenti alla Fand, abbiamo oltre 3mila sedi. Quindi attraverso questa ramificazione territoriale credo che si possa sviluppare un percorso soprattutto per quelle persone con disabilità che vivono in un territorio di difficile accesso. Sappiamo bene che il territorio italiano ha una orografia particolare e basta un evento meteorologico, molto spesso, per mettere in crisi anche la vita quotidiana delle persone. Ricordo che gli scorsi anni è dovuta intervenire la protezione civile perché molte persone con disabilità erano completamente isolate. Una programmazione di questi interventi che si vada a ramificare su base territoriale per noi sarebbe molto importante. Noi siamo pronti a voler cogliere tutte le occasioni per poter collaborare e saremo pronti anche per sviluppare tutte quelle azioni di supporto, di divulgazione dei processi individuati dalla protezione civile.

Cosa può essere fatto per far conoscere alle persone con disabilità e ai loro familiari quelli che sono i rischi che ci sono nel nostro Paese?
Si potrebbe realizzare un percorso che parta dal basso coinvolgendo gli enti territoriali, le nostre associazioni, per poi svilupparsi verso un livello più alto, avendo così conoscenza delle varie esigenze che sono sul territorio. Partendo dalle associazioni e dalle federazioni insieme agli ambiti territoriali, ai vari livelli istituzionali, credo che si possa pervenire a programmare ed individuare un modello adeguato e poi perfezionarlo nel corso degli anni.

Come possono collaborare le due federazioni Fish e Fand per la diffusione di buone pratiche di protezione civile?

Siamo qui per lavorare tutti insieme e per avviare quel processo di inclusione piena delle persone con disabilità. Certamente con Fand e Fish si può tentare, attraverso anche la sollecitazione da parte degli organi istituzionali, di avviare un processo sinergico che ci porti effettivamente a realizzare questo modello, ad informare le persone dei rischi, a rendere partecipi le persone normodotate dei rischi delle persone con disabilità e che in caso di necessità possano avviare quelle azioni di supporto e di assistenza. Faccio un esempio banalissimo: quando si va in aereo durante le informazioni dicono di indossare prima la propria mascherina e poi aiutare quello a fianco che in effetti non ha questa possibilità oppure che è preso dal panico. Tutte le persone devono essere pronte a sostenersi l'un l'altro. 

Noi dobbiamo cercare innanzitutto di costruire culturalmente un processo di supporto e un processo di protezione partendo dalle scuole. All'interno della scuola deve essere generato quel seme che porti ad una società inclusiva, ma soprattutto ad una società in cui ci si possa dare una mano l'un l'altro ed essere di reciproco supporto. All'interno della scuola è anche importante far conoscere gli elementi che riguardano la protezione, come far capire che costruire sull'argine di un fiume non va bene. La persona con disabilità è una persona che si trova in una situazione di maggior fragilità in talune circostanze e quindi è necessario costruire un modello che lo metta al pari degli altri e che tutte le norme e le attività di sicurezza possano essere sviluppate nella maniera più adeguata.

L'intervista a Nazaro Pagano è disponibile nella versione integrale e sottotitolata sul nostro canale youtube Abili a proteggere

Niente di Speciale è la sezione del sito dedicato alle interviste della redazione Abili a proteggere, perché non esistono bisogni speciali ma specifiche necessità

Ringraziamo il presidente Nazaro Pagano per la disponibilità e l'ospitale accoglienza riservata, e Antonio e Daniela per la collaborazione. 

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