29 aprile 2019

Intervista doppia ad Anna e Chiara: disabilità e resilienza

Novità nella rubrica #NienteDiSpeciale: la prima intervista doppia di Abili a proteggere è dedicata a Chiara Bordi e Anna Fusco per parlare di disabilità, progetti e protezione civile

La redazione di Abili a proteggere ha intervistato il 10 aprile a Roma, presso il Dipartimento della Protezione Civile, Anna Fusco, modella, cantante e finalista regionale a Miss Italia 2018, e Chiara Bordi, terza classificata a Miss Italia 2018, che ha ricevuto il 13 marzo dal presidente Sergio Mattarella l’attestato di “Alfiere della Repubblica”, che premia giovani che si sono distinti come "costruttori di comunità, attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali". Entrambe, grazie al progetto Superabile Viterbo, hanno portato la propria testimonianza nelle scuole con messaggi di positività, motivazione e resilienza. Pubblichiamo di seguito un estratto dell'intervista doppia tutta da vedere, ascoltare o leggere. 

Come ti chiami?

A. Anna
C. Chiara

Professione?

A. Lavoro in un negozio di articoli sportivi, sono una cantante e una modella.
C. Modella e studentessa, faccio il quinto anno del liceo classico.

Qual è il tuo motto?

A. La vita ti pone gli ostacoli, i limiti li poni tu.
C. È una frase di Italo Calvino e dice "Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa" (Il visconte dimezzato).

Cos'è per te la disabilità?

A. Per me la disabilità è semplicemente: noi siamo la minoranza e facciamo parte di un mondo fatto per la maggioranza quindi dobbiamo essere noi ad adattarci, se fosse il contrario chi sarebbe il disabile?
C. Potrebbe essere un limite, ma assolutamente non deve esserlo, anzi, deve darci la forza di superare qualsiasi difficoltà.

Ti senti una "diversamente abile"?

A. No, assolutamente no, è un concetto un po' ampio, io sto bene con me stessa, più una persona si sente poco bene con se stessa più può tendere a definirsi diversamente abile.

C. Non sento questa esigenza di etichettare una persona, quindi mi sento una persona che potrebbe avere dei limiti, ma alla fine tutto sta nel superarli.

Cos'è per te la normalità?

A. Per me la normalità è l'approccio positivo che ho sul mondo, star bene con me stessa e star bene con la società.

C. Non credo che esista la normalità perché nessuno di noi credo sia normale, ognuno ha i propri deficit - chiamiamoli così - quindi assolutamente non credo esista.

Il tuo sogno nel cassetto?

A. Io vorrei diventare una cantante famosa e far sì che il mio messaggio sulla disabilità diventi molto ampio a livello mondiale e che quindi ci siano dei riscontri positivi da parte di tutta la società.

C. Aiutare concretamente le persone che hanno più difficoltà o comunque che ne hanno necessità e riuscire a mostrare il lato positivo del mondo a chi non riesce a vederlo.

Cosa vorresti fare da grande?

A. La cantante, la modella.

C. La fisioterapista o il tecnico ortopedico, così mi costruirei da sola le gambe.

Cosa ti ha spinto a partecipare a Miss Italia?

A. La prima volta che ho partecipato l'ho fatto per me stessa, per dimostrare che potevo mostrarmi al mondo senza avere timore, e la seconda volta sia per me stessa che per mandare un messaggio al mondo, alle persone come me, che non devono avere paura di mostrarsi per quello che sono.

C. Mi ero semplicemente stancata di tutti i pregiudizi, perché, sebbene io avessi già lavorato nel mondo della moda, mi sentivo sempre la modella disabile, la modella senza gamba, invece volevo lanciare un messaggio forte a chiunque e far vedere che comunque posso partecipare ad un concorso di bellezza al pari di chiunque altro.

Hai aderito al progetto "Superabile Viterbo". Che cos'è?

A. È un progetto formato da alcuni ragazzi con delle disabilità. Si occupa di andare nelle scuole per sensibilizzare le persone, evitare futuri episodi di bullismo.

C. È un progetto che si impegna per abbattere i pregiudizi che a volte ci sono nelle comunità come anche nelle scuole.

Qual è il tuo impegno?

A. Quello di diffondere il mio messaggio e di evitare che si possano creare ulteriori episodi di bullismo, mettere subito a conoscenza i bambini di come possono essere altre persone nel mondo con determinate disabilità e quindi non trovarsi poi ad avere una sorpresa.

C. Il mio impegno è quello di portare la disabilità come un qualcosa del tutto normale e far vedere tutte le cose che riesco a fare sia in positivo che in negativo, affinché i bambini di oggi non crescano come molte persone ignoranti purtroppo che ancora esistono, quindi vorrei abbattere i pregiudizi proprio dalle basi.

La domanda ricorrente nelle scuole?

A. Riesci a fare tutto anche senza protesi?

C. Perché invece di riattaccarti il piede ti hanno messo una protesi?

La tua risposta ricorrente?

A. Si.

C. Perché volevo avere tutte le gambe che voglio.

Hai mai pensato a quali sono i rischi nel territorio in cui vivi?

A. Poco, ci ho pensato poco.

C. Sì, io vivo a Tarquinia, un paese vicino al mare, e so che è più soggetto ad alluvioni o trombe d'aria.

Cosa sai di previsione e prevenzione in materia di protezione civile?

A. So che si occupa di prevenire determinati rischi oppure di intervenire subito se ci sono eventuali emergenze, come un terremoto o una alluvione.

C. So che la protezione civile si impegna per prevenire eventuali rischi o pericoli e che nel momento del pericolo si attiva per aiutare persone bisognose e non.

Cos'è per te la protezione civile?

A. Per me la protezione civile è una tutela per noi cittadini che deve essere molto diffusa, dobbiamo cercare di diffonderla il più possibile così possiamo essere tutti a conoscenza e aiutare a prevenire qualsiasi difficoltà per noi stessi.

C. Credo sia simbolo di protezione, appunto, perché credo sia un ente che ci fa sentire comunque più sicuri ed è anche simbolo di altruismo perché credo siano da ammirare tutte quelle persone che si mettono in gioco e a volte in pericolo per il solo scopo di aiutare gli altri.

Un appello alle persone con disabilità.

A. Quello che voglio dire alle persone con disabilità è non dare per scontato gli eventuali rischi che si possano presentare, perché anch'io posso dire di riuscire a cavarmela in una determinata situazione invece poi mi rendo conto che non ho una mano e mi servirebbe l'altra e quindi domandarmi perché non ho fatto nulla per prevenire questo?

Un appello agli enti locali.

C. Informatevi sui cittadini che hanno più bisogno di aiuto e viceversa fate sì che i cittadini siano informati sugli eventuali rischi e pericoli del territorio.

L'intervista doppia ad Anna e Chiara è disponibile nella versione integrale e sottotitolata sul nostro canale youtube Abili a proteggere

Niente di Speciale è la sezione del sito dedicato alle interviste della redazione Abili a proteggere, perché non esistono bisogni speciali ma specifiche necessità

Grazie ad Anna Fusco e a Chiara Bordi per la curiosità, la voglia di mettersi in gioco e la disponibilità. 

Foto: Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile

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