Intervista a Stefano Zanut: soccorso e disabilità in emergenza

Quinto appuntamento di #NienteDiSpeciale con Stefano Zanut, CNVVF, intervistato a Roma nell'ambito della presentazione del suo libro "Cronache dalle macerie. I racconti dei soccorritori in un mondo sottosopra"

La redazione di Abili a proteggere ha intervistato il 30 novembre Stefano Zanut, architetto e Direttore vice dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Pordenone, nell'ambito della presentazione del suo libro "Cronache dalle macerie. I racconti dei soccorritori in un mondo sottosopra" presso il Punto Touring Roma. 

A Stefano Zanut durante il terremoto Centro Italia è stato affidato il compito di verificare l'impatto che il terremoto e i soccorsi hanno avuto sulla popolazione con disabilità e di coordinare le possibili risposte. Nel libro sono raccontate oltre trenta testimonianze che Stefano Zanut ha raccolto tra i suoi colleghi impegnati ad Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Norcia e in tanti altri posti, e che per la prima volta svelano un mondo sconosciuto ai più, dove le competenze tecniche si mescolano al calore umano. "Piccole grandi storie di emergenza quotidiana, fatte di emozioni e adrenalina, di coraggio e paura, di solidarietà data e ricevuta."

Pubblichiamo di seguito alcuni punti focali dell'intervista.

Nel caso delle persone con disabilità cognitiva, i vigili del fuoco come operano? Adottano un linguaggio, un codice?
È un tema e un problema che ci siamo posti, con la premessa comunque che in emergenza siamo tutti i disabili e quindi la risposta è sempre compromessa da una condizione connessa proprio con l'emergenza.
Quando affrontiamo problematiche di tipo mentale, cognitivo, dobbiamo calibrare le modalità di intervento in funzione della tipologia di problema e la problematica secondo noi più complessa che stiamo cercando di affrontare è quella legata alle persone con autismo. Le persone con autismo per definizione hanno completamente compromesso il sistema di comunicazione, il sistema empatico fondamentalmente, per cui obiettivo del soccorritore è riuscire ad attivare questa modalità con molti strumenti, fondamentalmente con una modalità di comunicazione che sia diversa dalla classica comunicazione verbale, utilizzando immagini, accompagnando, simulando, mostrando, mimando, tutte modalità che compensano quella che è la comunicazione verbale.
Per cui con certe persone non si parla solo, bisogna anche posare, mostrare, avere degli strumenti con delle immagini che possano rappresentare quello che vogliamo fare.

Cosa può fare un cittadino con disabilità per facilitare il soccorso e il vostro lavoro in emergenza? Come si può preparare?

Questa domanda ci riconduce a cosa può fare il cittadino in generale. Il cittadino dovrebbe imparare ad avere cura di se stesso, a tutelarsi, quindi dovrebbe da prima conoscere i rischi territoriali, poi avere delle possibili risposte a questi possibili rischi e poi se il cittadino ha una specifica necessità dovrebbe elaborare delle modalità di risposta in funzione delle proprie necessità. Detto questo, non è semplice. Perché quando si parla di disabilità si parla di uno spettro di possibilità vario, complesso, certamente non facilmente identificabile per cui il primo intervento dovrebbero farlo le famiglie. Le famiglie dovrebbero avere strumenti di autotutela, che siano calibrati proprio sulle persone della famiglia che abbiano queste specifiche necessità.

Poi bisognerebbe incominciare a coinvolgere queste persone nelle esercitazioni. Ovviamente ci sono livelli diversi, certamente le persone con disabilità di tipo cognitivo presentano alcune problematiche specifiche che è difficile che possano risolvere da soli, mentre persone che non hanno queste necessità ma hanno altri tipi di disabilità, sto pensando ad una persona con disabilità motoria oppure con sordità, avrebbero più facilità ad elaborare una risposta autonoma, però anche su questo non è semplice. Sul libro c'è un capitolo legato a questi aspetti, quando Roberto Zazzetti, che viene citato nel libro come testimone e che si muove con una sedia a rotelle elettronica, è vero che potremmo spiegare a lui come ci si comporta in emergenza ma se il problema è l'evacuazione, Roberto prima di passare da un posto all'altro ci impiega tanto tempo.

Allora il terzo grande filone è, prepariamoci sì ma impariamo anche a fare prevenzione, cioè impariamo a costruire i nostri ambienti affinché in caso di emergenza le conseguenze non siano così, perché anche su questo bisogna fare un ragionamento proprio sociale. Non possiamo caricare tutto sulle famiglie e sulle persone, bisogna fare prevenzione. La prevenzione è quella che ci tutela dagli eventuali accadimenti.

L'intervista è disponibile nella versione integrale e sottotitolata sul nostro canale youtube Abili a proteggere. 

Ringraziamo Stefano Zanut per la collaborazione e disponibilità che ci ha riservato e il Punto Touring Club di Roma per il cortese utilizzo degli spazi.  

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