8 febbraio 2021

Fondazione Bambini e Autismo: Sicurezza e emergenza nell’epoca del Covid

Gli atti del convegno promosso dalla Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone tenutosi il 25 e 26 ottobre 2019 sono stati aggiornati con un'appendice dedicata all'emergenza Covid: "Sicurezza e emergenza nell'epoca del Covid"

Fondazione Bambini e Autismo aggiornati gli atti del convegno 2019 all'emergenza CovidQuando nell'ottobre del 2019 la Fondazione Bambini e Autismo ha promosso il convegno "Autismo e emergenze: una risposta efficiente va costruita” di cui Abili a proteggere si è occupata in un precedente articolo, nessuno poteva immaginare che da lì a poco sarebbe arrivata una calamità sanitaria come quella del Covid, ma molti dei contenuti riportati negli atti dei lavori si sono rivelati utili, tuttavia la Fondazione ha ritenuto utile integrare gli atti del convegno con un'appendice dal titolo: Sicurezza e emergenza nell'epoca del Covid. Autismo e Coronavirus: una emergenza. Dal lockdown totale alle emergenze colorate

Con questa integrazione la Fondazione Bambini e Autismo onlus di Pordenone ha inteso aggiornare i contenuti degli atti del convegno tenutosi il 25 e 26 ottobre 2019 alla luce dell'esperienza fatta durante la pandemia, dal periodo dell'iniziale lockdown generale fino alle attuali misure poste in essere basate sulle fasce di rischio contrassegnate dai colori. Il documento prende in esame aspetti e criticità che hanno riguardato le persone con autismo seguite dalla Fondazione durante l'emergenza Covid, illustrando le varie soluzioni adottate per limitare il disagio delle persone assistite e delle loro famiglie.

Negli atti pubblicati dalla Fondazione si legge come inizialmente si sia dovuto fare i conti con lo scetticismo delle famiglie che non ritenevano possibile un approccio diverso da quello fino ad allora adottato, basato sulla rassicurante routine che caratterizza la vita delle persone con autismo. Ciò che prima era scontato e faceva parte delle routine delle persone è stato stravolto e trasformato, imponendo una costrizione di luoghi e di spazi, in casa o nei centri residenziali, e una forzata e prolungata convivenza.

Ecco allora che anche le attività a distanza proposte e realizzate dalla Fondazione per i suoi utenti, in modo sistematico oltre che altamente individualizzato, hanno finito per diventare nuove “straordinarie routine” molto apprezzate dalle famiglie. Dovendo interrompere le attività in presenza, a seguito della chiusura dei centri riabilitativi, è stata sostituita la routine delle attività ambulatoriali con la routine delle attività riabilitative a distanza. Quindi passo dopo passo, personalizzando il più possibile l’intervento terapeutico a seconda della persona e della famiglia, coinvolgendo e sostenendo quest’ultima, e lavorando sull’introduzione e accettazione di una nuova routine, si è riusciti a far accettare le importanti e necessarie novità.

Per poter continuare a operare in un contesto totalmente mutato e al contempo salvaguardare la salute dei lavoratori, è stato necessario un grande sforzo organizzativo che ha riguardato modi, spazi e tempi di lavoro, a partire dal distanziamento dei terapisti in struttura e da un forte incremento della dotazione tecnologica. Ogni operatore, per lo svolgimento dell’intervento a distanza, è stato sistemato in un’aula diversa, garantendo distanziamento e isolamento, ciascuno con pc personale dotato di webcam. Naturalmente sono stati forniti dispositivi di protezione individuale e elaborate procedure per l’accesso e la permanenza nelle strutture e l’igiene degli ambienti.

La trasformazione del lavoro del terapista non ha riguardato esclusivamente il passaggio dalla vicinanza fisica con l’utente al rapporto mediato dal mezzo tecnologico, ma è stato anche caratterizzato dalla necessità di scegliere, all'interno del Progetto Educativo-riabilitativo Individualizzato della persona (PEI), gli obiettivi adatti, quelli che si prestavano al lavoro a distanza e che erano raggiungibili. Per ogni singola persona presa in carico è stata fatta un’analisi degli obiettivi presenti nel PEI, e poi di selezione e adattamento degli stessi alle nuove modalità di erogazione dell’intervento. Questa analisi ha portato i terapisti a interrogarsi anche su quali materiali didattici e riabilitativi fossero più congeniali al raggiungimento degli obiettivi nella nuova modalità lavorativa da remoto e sulla necessità di far avere a casa della persona con autismo una copia dello stesso materiale creato ad hoc.

Il controllo di qualità: un questionario anonimo rivolto ai terapisti

Per monitorare la qualità del servizio offerto, i terapisti della Fondazione Bambini e Autismo hanno risposto ad un questionario su come vivessero questa nuova situazione professionale, quale fossero i feedback degli utenti e delle famiglie e se vi volessero segnalare degli episodi particolarmente significativi che li avevano colpiti anche emotivamente. Il questionario, anonimo per lasciare la massima libertà di espressione, è stato compilato dalla quasi totalità dei professionisti.

La fase due dell’emergenza: riapertura graduale dei centri e mantenimento dell’attività a distanza

Con la seconda fase dell'emergenza c'è stata la graduale riapertura delle attività comprese quelle della Fondazione, che ha messo a punto protocolli per rendere gli ambienti salubri e garantire la salute di operatori e utenti. Come è intuibile, tale prassi ha richiesto agli utenti e alle loro famiglie una notevole disciplina, affinché i tempi degli appuntamenti fossero rispettati per permettere le  sanificazioni dei luoghi tra un paziente e l’altro e l’accertamento dello stato di salute al momento dell’ingresso nei centri (misurazione temperatura, compilazione autocertificazioni, ecc.). Queste procedure hanno portato a una rarefazione degli interventi in presenza e quindi, vista la mole di utenti da seguire, si è continuato a lavorare anche con interventi da remoto che sono stati nel tempo perfezionati e molto apprezzati. A tale proposito c’è da dire che se molte famiglie avevano aspettato con ansia queste riaperture, ve ne erano altre che invece hanno preferito continuare con una presa in carico a distanza perché la stessa si è dimostrata funzionale e perché in tal modo si sarebbero ridotte le potenziali occasioni di contagio.

Fonte: Fondazione Bambini e Autismo

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Link utili: Fondazione Bambini e Autismo