Ucraina, quattro anni dopo: la guerra lunga e silenziosa delle persone fragili

Dalle frontiere dell’esodo al rafforzamento della protezione civile: l’impegno continuo del CISOM accanto alla popolazione ucraina

Ucraina 4 anni dopo l'impegno del CISOM per le persone fragiliQuattro anni dopo l’escalation del conflitto su larga scala, l’Ucraina resta una delle crisi umanitarie più vaste e complesse d’Europa. Secondo l'Humanitarian Needs and Response Plan 2026 delle Nazioni Unite, 10,8 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, tra cui circa un milione nei territori attualmente occupati. Oltre 3,6 milioni sono sfollati interni e quasi 7 milioni hanno lasciato il Paese.

Non è più soltanto un’emergenza acuta. È una crisi protratta, stratificata, che impatta sempre più sulla popolazione, e in modo dirompente sui più vulnerabili e fragili.

La geografia della vulnerabilità

La guerra ha ridisegnato la mappa umana del Paese. Oltre 3 milioni di persone vivono nelle aree di prima linea, dove i servizi essenziali sono collassati e i rischi di protezione sono estremi. Qui restano soprattutto anziani, persone con disabilità, famiglie che non hanno mezzi per spostarsi.

Nel 2026 si prevede che oltre 500.000 persone possano essere nuovamente sfollate o evacuate, e si stima che 2,7 milioni potrebbero essere coinvolte in attacchi durante l’anno. La risposta umanitaria deve spesso intervenire entro 72 ore da bombardamenti o distruzioni su larga scala, quando le capacità locali vengono travolte.

Il profilo delle persone colpite durante il confitto in Ucraina racconta più di ogni cifra:  55% donne, 26% anziani, 16% persone con disabilità.

In ambito umanitario si parla ormai di una crisi in cui l’emergenza immediata convive con bisogni di medio-lungo periodo: continuità dei servizi sanitari, protezione sociale, ricostruzione delle reti comunitarie, rafforzamento delle istituzioni locali.

È in questo spazio sottile tra soccorso e resilienza che si inserisce l’azione del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta.

Sulle rotte dell’esodo: il CISOM alle frontiere della guerra

Quando nel febbraio 2022 centinaia di migliaia di persone hanno iniziato a lasciare l’Ucraina, una delle prime immagini della crisi sono state le file interminabili alle frontiere orientali dell’Unione Europea.

A Siret, al confine tra Ucraina e Romania, il CISOM ha operato fin dalle prime settimane accanto alle strutture dell’Ordine di Malta e alle autorità locali, fornendo assistenza sanitaria, supporto logistico e aiuto immediato alle persone in fuga: donne con bambini, anziani soli, malati cronici.

L’intervento si è poi esteso alla rete di accoglienza dell’Ordine di Malta in Europa orientale in un sistema di solidarietà che ha accompagnato gli sfollati dall’uscita dal Paese fino ai luoghi di accoglienza e cura.

Dall’assistenza alla capacità: la nuova fase della crisi

Oggi, quattro anni dopo, la crisi ucraina entra in una fase diversa. La popolazione continua ad aver bisogno di assistenza diretta, ma diventa sempre più centrale rafforzare le capacità del Paese di prevenire, prepararsi e rispondere alle emergenze in un contesto di conflitto prolungato.

Le priorità umanitarie del 2026 – risposta nelle aree di prima linea, gestione degli sfollamenti, intervento rapido post-attacco, protezione delle persone vulnerabili – richiedono sistemi di protezione civile resilienti, interoperabili con gli standard europei, capaci di intervenire sotto pressione costante.

PPRD East 4: al fianco della protezione civile ucraina

Attraverso il programma europeo PPRD East 4 (Prevention, Preparedness and Response to Natural and Man-made Disasters in the Eastern Partnership), il CISOM affianca lo State Emergency Service of Ukraine (SESU) nel rafforzamento delle capacità di protezione civile del Paese.

Non si tratta più soltanto di portare aiuto. Si tratta di contribuire a rendere più forte chi l’aiuto deve garantirlo ogni giorno alla propria popolazione.

Le attività previste comprendono:

  • scambio di expertise e buone pratiche europee
  • sviluppo di procedure e modelli di risposta
  • formazione e capacity building degli operatori
  • integrazione tra protezione civile e sistemi umanitari
  • rafforzamento della preparazione a crisi e ad eventi multi-rischio

In un contesto in cui gli attacchi possono colpire infrastrutture civili, reti energetiche o servizi sanitari, la protezione civile diventa un pilastro della resilienza e della protezione delle persone vulnerabili.

Nelle crisi lunghe, la sfida più grande non è arrivare ma restare quando l’attenzione internazionale diminuisce, quando i bisogni diventano meno visibili, quando l’emergenza si trasforma in normalità fragile.

Fonte: CISOM

Articoli correlati:

Link utili: Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta, Organizzazione delle Nazioni Unite