“Io sono Pablo e qui sto bene”: intervista su autismo, pc e autonomia

In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, abbiamo intervistato Pablo per farci raccontare come ha vissuto l'emergenza Coronavirus, per parlare di autismo, protezione civile, ma anche di autonomia, luoghi autism friendly e del progetto "Io sono Pablo e qui sto bene"

"Io sono Pablo e qui sto bene". La redazione di Abili a proteggere ha intervistato Pablo, ragazzo autistico, conosciuto in occasione dei campi scuola "Anch'io sono la protezione civile" organizzati dal Dipartimento della protezione civile. In particolare Pablo ha partecipato al campo scuola organizzato dall'ANVVFC, Associazione Nazione Vigili del Fuoco in Congedo, Delegazione Divino Amore a Roma. Il gruppo di lavoro Abili a proteggere, nell'ambito delle visite dei ragazzi al Dipartimento della Protezione Civile, ha presentato le attività del sistema di protezione civile, in un linguaggio semplice e adatto ai ragazzi e con giochi di ruolo, oltre a visitare annualmente il campo scuola. 

La redazione ha incontrato il 2 dicembre Pablo e i suoi genitori Alessia e Carlo e ne è scaturita un'intervista corale autentica e piena di spunti interessanti da parte di chi vive e convive tutti i giorni con una disabilità e mette in atto una serie di azioni per promuovere l'autonomia e la consapevolezza dell'autismo.  

​​Pablo, ci siamo conosciuti qualche anno fa durante i campi scuola "Anch'io sono la protezione civile". Cosa ti è rimasto di quell'esperienza?

Mi è piaciuto tanto perchè mi sono divertito. Sono stato molto bene al campo scuola della protezione civile. C'era la tenda, i lettini e avevo messo anche il sacco a pelo.

"Io sono Pablo e qui sto bene": Alessia e Carlo, come è nato il progetto? 

Il progetto "Io sono Pablo" nasce in maniera amatoriale per mappare tramite un adesivo i luoghi autism friendly del quartiere. Si diffonde poi in altri quartieri con altri testimonial di altri quartieri. L'associazione "Io sono Pablo" continua a diffondere la cultura dell'autismo integrandolo all'interno della società e cercando dei facilitatori per la vita di tutti i giorni. Nasce così il progetto in collaborazione con i tassisti di Samarcanda, grazie ad una convenzione con il Municipio I. 

Il progetto "Io sono Pablo" nasce quindi per facilitare Pablo negli spostamenti: gli esercizi pubblici che avevano affisso l'adesivo di "Io sono Pablo" erano per lui dei luoghi di riconoscimento, che lo avrebbero accolto nel miglio modo possibile. Inizialmente siamo partiti dal bar e il panettiere dove andava fin da piccolo, costruendo pian piano una mappa di pollicino. Quindi l'idea era sia di aiutare Pablo nel riconoscimento dei posti, sia aiutare gli avventori e gli esercenti a prendere dimestichezza con la parola "autismo". Gli avventori riconoscevano il ragazzo che si comportava in maniera non proprio congrua come lo stesso della foto dell'adesivo affisso nel locale e potevano interagire meglio. Il progetto ha funzionato così bene che il I Municipio ci ha sostenuto molto. Nel liceo artistico che Pablo ha frequentato inizialmente insieme a tantissimi altri ragazzi con disabilità, i ragazzi della classe andavano in giro per il quartiere ad attaccare l'adesivo con il loro compagno di classe autistico. L'iniziativa dell'adesivo avrebbe bisogno di tanta energia per quanto riguarda l'affissione e la divulgazione e noi facciamo tutto a livello amatoriale. Spesso i ragazzi, con diverse difficoltà, non solo con l'autismo, hanno un po' di ansia nell'affrontare luoghi sconosciuti perché non hanno tutti i mezzi di espressione e di lucidità per affrontarli e allora cercano un rapporto affettivo, infatti quando Pablo entra in un posto dice sempre "Ciao amici", cercando un contatto stretto perché ha capito che lo facilita e anche gli altri lo riconoscono e lo chiamano per nome. 

Abbiamo, inoltre, realizzato una spilletta che Pablo indossava, con la scritta "Ascoltami, io sono Pablo e sono autistico", perché i ragazzi con autismo, rispetto ad altre disabilità, non sono facilmente riconoscibili. Poteva succedere che Pablo iniziava a parlare e l'altra persona non inquadrava immediatamente la situazione perché c'era un atteggiamento o approccio diversi rispetto a quanto ci si aspetta, o si spaventava perché Pablo comunque è un ragazzone. Poi avevamo scritto anche "Ascoltami per favore" con un sorriso per cercare un approccio più morbido, più rilassato, perché nei primi istanti della comunicazione una persona, anche delle Forze dell'Ordine, rimaneva interdetta, invece se usi l'emoticon col sorriso, la frase "sono autistico" e quindi ti dichiari subito l'approccio è più facile. Dire "sono autistico" è fondamentale e aiuta a prendere misura della propria difficoltà. 

La spinta all'autonomia di Pablo ha dato coraggio ad altre famiglie a seguirci in questa direzione. Pablo ora vive in casa insieme a due ragazzi fantastici che hanno scelto di vivere con Pablo in campagna, questo veramente è speciale, noi non conosciamo altri ragazzi che hanno la possibilità di vivere questa esperienza.

A Breve uscirà anche un documentario che testimonia un viaggio in completa autonomia di Pablo con i suoi amici.
Una società più inclusiva è un sogno da percorrere.

Come hai vissuto il periodo di lockdown dell'emergenza Coronavirus? E ora?

Ho indossato la mascherina celeste per il coronavirus. Ero molto preoccupato. Perché mi sono collegato su Zoom durante le lezioni. Mi è dispiaciuto perchè non potevo andare a scuola e perchè non potevo vedere i compagni. Mi sono diplomato, al Socrate, liceo classico. Ora sto bene, vado a scuola a Capodarco. 

Alessia, qualche esperienza Pablo ha portato a casa dopo il campo scuola?

Il concetto di condividere le cose, il ruolo e il rapporto con le Forze dell'Ordine e delle persone con le divise. Prima lo viveva più come un gioco, si avvicinava per toccare la pistola e invece dopo l'esperienza dei campi scuola abbiamo riparlato meglio di certi ruoli. Dopo ha intrapreso anche un percorso scout, che ed è stato secondo me l'esperienza  più importante che lui abbia fatto e in qualche modo l'abbino alla protezione civile perché c'è stato il concetto della condivisione, soprattutto di fare qualcosa per gli altri. Solitamente i ragazzi con disabilità vengono presi soltanto " in carico", ma non viene sviluppato in qualche modo il loro altruismo e quindi questo coinvolgimento, aiutarli ad avere empatia con l'altro e a renderli delle persone che servono alla società è stato fondamentale. 

Quali sono i tuoi progetti futuri Pablo?

Nell'orto con la professoressa voglio fare il giardiniere.

Ringraziamo Pablo, Alessia e Carlo per la disponibilità, il tempo e l'entusiasmo messi in campo.  

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Link utili: IosonoPabloDipartimento della Protezione CivileAssociazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo

Fonte foto: IosonoPablo