Intervista a Cosimo Cilli, Responsabile Protezione Civile UNITALSI

Intervista a Cosimo Cilli, Responsabile Protezione Civile e Progetti dell'UNITALSI: l'ascolto delle necessità di ogni persona è al centro dell'intervento dell'associazione e di tutti i volontari

La redazione di Abili a proteggere ha intervistato il 26 maggio Cosimo Cilli, consigliere nazionale e Responsabile Protezione Civile e Progetti dell'UNITALSI, Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali. Dal 1903 l'associazione è alimentata dall’operosità di volontari che si impegnano per organizzare, accompagnare, assistere durante i pellegrinaggi le persone con disabilità, malate, anziane o bisognose di aiuto; fa anche parte del Servizio nazionale della protezione civile. Di seguito l'intervista a Cosimo Cilli, disponibile in formato integrale e sottotitolata sul canale YouTube di Abili a proteggere.

Unitalsi è da sempre impegnata in progetti importanti. Da cosa nascono i vostri progetti?

Unitalsi promuove progetti importanti perché si occupa delle persone e le persone sono importanti, poi quando si tratta di persone fragili, persone con disabilità, persone ammalate diventa sempre più importante. I nostri progetti, ormai da più di 100 anni, nascono dal bisogno delle persone, da un'esperienza di fede, a Lourdes, dove molti ragazzi con disabilità e malati, trovano la speranza e la gioia, perché durante i pellegrinaggi si vive un'esperienza di amicizia forte, perché le persone trovano conforto nelle persone che incontrano. Quindi i nostri progetti nascono osservando le persone e chiedendoci: che cosa può essere di sollievo, di aiuto, di crescita per le persone con disabilità e malate?

Durante l'emergenza sanitaria, in che modo siete rimasti vicini ai vostri assistiti con la disabilità?

volontaria unitalsi e persona assistita

Abbiamo l'abitudine di instaurare rapporti di amicizia con le persone. Le persone durante le nostre attività si uniscono come una vera e propria famiglia, quindi questa situazione pandemica non ha fatto altro che rafforzare questi legami, anche a distanza. Inizialmente ci siamo preoccupati di stare accanto alle persone telefonicamente con l'ascolto e supporto psicologico in tutta Italia. Poi i nostri coraggiosi volontari si sono messi a disposizione con le Caritas, con le altre associazioni e con i COC comunali per la distribuzione dei viveri e con le farmacie ospedaliere, che erano chiuse, per la distribuzione quotidiana dei farmaci, anche di notte, spesso salvavita per le persone gravemente malate. In continuità con l'attività laboratoriale attiva precovid, per sviluppare la manualità e promuovere l'integrazione, abbiamo realizzato presidi di sicurezza per gli ospedali. Quando ancora nella fase iniziale le mascherine, i copriscarpe negli ospedali, i presidi di sicurezza erano pochi, li abbiamo costruiti e distribuiti in ospedale. Ancora adesso Unitalsi è presente nei centri vaccinali, accompagnando gli anziani in difficoltà con i nostri mezzi e con la nostra presenza, in supporto alle Asl territoriali.

In passato le persone con disabilità da voi assistite hanno mai vissuto un'emergenza? Sanno come comportarsi?

Ogni anno promuoviamo il percorso di formazione dei nostri volontari in maniera strutturata. Da otto anni partecipiamo, inoltre, alla campagna "Io non rischio", in occasione della quale presentiamo alla popolazione, comprese le persone con disabilità e i nostri soci, le buone pratiche di protezione civile. Collaboriamo anche con i Comuni per costruire la mappatura delle persone con disabilità: è importante sapere in emergenza dove abitano le persone con disabilità per poter decidere a chi dare priorità.

Ci può raccontare un'esperienza significativa di soccorso alle persone con disabilità?

mezzo unitalsi

Abbiamo vissuto esperienze significative nelle ultime emergenze: L'Aquila nel 2009, Emilia Romagna nel 2012, Amatrice nel 2016. In caso di emergenza dopo il primo soccorso e assistenza sanitaria forniti dal sistema di Protezione civile, il ruolo di Unitalsi, oltre a montare le tende e fornire viveri, è di stare accanto e accompagnare le persone, accogliere gli anziani, curare l'igiene, ci occupiamo così delle fragilità soprattutto delle persone disabili che non hanno la possibilità di muoversi, lavarsi, vestirsi. Il compito dell'Unitalsi continua anche dopo l'emergenza, quando i riflettori si spengono, fornendo supporto psicologico alle persone che continuano a vivere nel disagio, che hanno perso i cari. I nostri volontari sono, infatti, formati per dare delle risposte sul distacco, sulla morte dei propri cari. Per parlare di un'esperienza, dopo il terremoto ad Amatrice, l'Unitalsi è rimasta a servizio della popolazione per anni e con queste persone si è creato un rapporto di affetto e ancora oggi, quando nascono i bambini, l'Unitalsi viene chiamata a fare da padrina per il battesimo. L'Unitalsi ha il compito di accogliere la sofferenza e trasformarla in gioia, mi piace questo concetto, lo dico sempre perché è il motivo della mia appartenenza all'associazione. Io faccio parte dall'Unitalsi perché facciamo e tocchiamo con mano quanto è importante trasformare un momento di disagio in una famiglia allargata, fatta di sentimenti, volti, nomi e cognomi che poi entrano a far parte della nostra storia. Quindi anche l'esperienza drammatica, come può essere quella di Amatrice, è stata fondamentale perché il nostro servizio è diventato punto di riferimento per persone che in quel momento vivevano disorientate.

Quali iniziative sviluppate sul tema disabilità nella pianificazione e nella gestione delle emergenze?

Questo è sempre fatto con la protezione civile, noi abbiamo un settore specifico di protezione civile, ma solo alcuni volontari, formati specificatamente, se ne occupano, in particolare con il nostro focus specifico della disabilità. Per esempio nel 2017 abbiamo simulato in Liguria un incendio su un treno di pellegrini proveniente da Lourdes, in collaborazione con i Carabinieri, la Polizia, i Vigili del Fuoco (la Protezione Civile della Regione Liguria, RFI, Trenitalia, 118), con il successivo blocco ed evacuazione di persone disabili in campagna. La formazione propedeutica all'esercitazione ha coinvolto le persone con disabilità. Il caso ha voluto che veramente anni fa a Vasto c'è stato un incendio su un treno, quindi abbiamo avuto questo episodio che abbiamo vissuto in prima persona.

Quali sono le iniziative future che Unitalsi intende intraprendere?

Noi vogliamo subito tornare a Lourdes, quest'anno a causa del blocco, sono mancati a tutti i pellegrinaggi, soprattutto alle persone con disabilità. Per quanto riguarda, invece, la protezione civile siamo proprio alla vigilia del nuovo percorso formativo, che guarda al futuro. Noi abbiamo già una bella squadra, siamo divisi in macro aree, centro, nord e sud, essendo un'associazione nazionale siamo attivati a livello nazionale. Questo nuovo percorso ha un duplice obiettivo: il consolidamento dell'esperienza dei nostri volontari di protezione civile e il nuovo reclutamento dei nuovi ragazzi del servizio civile. Avremo questo doppio livello di formazione che andremo ad offrire in tutta l'Italia con degli specialisti che ci aiuteranno a vivere questo percorso. Naturalmente sono percorsi importanti perché siamo la protezione civile delle persone e quindi teniamo a quello che è il sentimento che si nutre soprattutto quando si vivono le grandi emergenze.

Niente di Speciale è la sezione del sito dedicato alle interviste della redazione Abili a proteggere, perché non esistono bisogni speciali ma specifiche necessità. L'intervista è disponibile in formato integrale e sottotitolata sul nostro canale YouTube Abili a proteggere.

Ringraziamo Cosimo Cilli, Responsabile Protezione Civile, e Massimiliano Fiore, Capo Ufficio Stampa e Comunicazione di Unitalsi, per la disponibilità e collaborazione dimostrate.

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